Con quale faccia il nuovo consiglio……

Si parte con il piede sbagliato. La maggioranza del consiglio dell’Ordine della Lombardia nella riunione inaugurale ha disatteso la richiesta di trasparenza su uno degli obblighi deontologici che ci sono imposti, quello della formazione professionale.

Vi raccontiamo in breve come è andata perché riteniamo che nulla debba restare segreto specie di quelle piccole trame che sono lontane anni luce dai problemi veri della nostra categoria.

Nonostante le elezioni abbiano regalato pochi giorni fa un esito chiaro con la spinta a intraprendere un percorso di novità, alla fine il Consiglio si è mosso nella direzione opposta.

Avevamo posto da subito una condizione ragionevole per avviare i lavori e cioè che il nuovo presidente fosse un collega in grado di dichiarare pubblicamente di essere in regola con le norme di legge e con le norme deontologiche della nostra Carta dei Doveri, specificatamente sull’aggiornamento. Una domanda banale di rispetto della legalità sia formale sia sostanziale, primo passo per provare a mettere radici di una normalità ormai smarrita. Il dubbio è legittimo: l’Ordine dei giornalisti quale credibilità potrebbe avere se fosse governato da chi nel passato non ha rispettato le prescrizioni deontologiche sulla formazione professionale?

Lo abbiamo ribadito in consiglio come avevamo annunciato. Ma la maggioranza, che comunque si è divisa, ha ritenuto di aggirare la richiesta e per uno scambio di cariche pattuito fra alcune correnti sindacali (ispirate da logiche preistoriche di conservazione e di lottizzazione) ha deciso di nominare un collega che, invocando il diritto alla privacy, non ha risposto a una semplicissima domanda: nei due trienni 2014-2016 e 2017-2019, non quello in corso, hai conseguito i crediti richiesti con particolare riferimento a quelli deontologici e sei nella condizione di dimostrarlo?

Sia chiaro nulla di personale con il collega e nessuna forzatura. Ma si tratta di un passaggio fondamentale per diverse ragioni. Ci sono davanti a noi almeno quattro quesiti che restano da definire:

  1. con quale faccia possiamo rivolgerci alla categoria richiamandola all’obbligo dell’aggiornamento se non siamo noi i primi ad averlo osservato?
  2. con quale faccia andremo nei master di giornalismo a spiegare l’importanza della nostra Carta dei Doveri ai giovani praticanti che sono alla vigilia degli esami di Stato nei quali la deontologia è materia di studio?
  3. con quale faccia questo consiglio potrà nominare un consiglio di disciplina che, al riparo da scelte opportunistiche e di parte, poi dovrà occuparsi proprio del presidente dell’Ordine regionale nel caso di violazione dell’obbligo formativo nei due trienni e che dovrà poi censurarlo?
  4. con quale faccia si sosterrà che non si va incontro al rischio di un trattamento di favore rispetto a chi già ha ricevuto la sanzione in alcuni casi per eccesso di zelo burocratico? È evidente che ci troviamo di fronte a un paradosso: d’ora in avanti tutti potrebbero rivendicare il diritto all’evasione formativa. Se lo ha fatto il presidente perché non noi? Vorremmo evitare di scivolare verso una situazione in cui a discredito si aggiunge discredito. Perciò valuteremo l’opportunità di porre le stesse questioni al Ministero di Grazia e Giustizia che vigila sull’Ordine.

Etica. Legalità. Rispetto. Ecco l’unica strada da seguire se vogliamo riconquistare un minimo di fiducia nella categoria e per la categoria. L’inizio è caratterizzato da un deragliamento grave. Un Ordine del genere, debole e autoreferenziale, serve solo per dare ragione a chi vuole abolirlo.

Facciamo Ordine

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