La svendita Mondadori

di Claudia Valeriani

A Segrate nella sede della Mondadori Editore si è venuto a creare l’ennesimo stato di preoccupazione. Da anni i giornalisti sono sotto pressione a causa del programma di chiusure e di cessioni di testate che ha interessato l’editore e ora si prevede un nuovo massiccio trasferimento di giornalisti che ne sono venuti a conoscenza soltanto dall’esterno.

Si dice che Donna Moderna e Casa Facile possano passare in tempi brevi a Stile Italia Edizioni e che ci siano novità in arrivo per Grazia, ma nessuna voce ufficiale ha provveduto a confermare, tantomeno a smentire l’imminente cessione. 

La lontananza dalle redazioni per effetto del Covid e i silenzi non fanno che alimentare le preoccupazioni, anche perché nel recente passato l’azienda ha dimostrato che tutte le indiscrezioni che parlavano di cessioni si sono puntualmente avverate. E la realtà ha spesso superato la fantasia per il trattamento riservato a colleghi costretti ad accettare un drastico taglio della retribuzione per continuare a sperare di lavorare, senza nemmeno sapere fino a quando.

I giornalisti sono consapevoli del fatto di non potere imporre alla proprietà scelte che vanno in una direzione opposta a quella seguita in passato, ma si spera anche vengano trattati con la dignità che meritiamo quantomeno come persone e come lavoratori.

2 thoughts on “La svendita Mondadori”

  1. Siamo un gruppo di giornaliste e giornalisti…
    Cosa vi fa pensare che questo distinguire, al quale evidentemente tenete molto, possa aver migliorato la presentazione del vostro programma? Aiuto!
    O l’Ordine si mette al servizio dei colleghi o è meglio cancellarlo.
    Non avrete per caso nostalgia di un certo balcone romano, vero?
    Le idee scritte in simili circostanze sono frasi. Il fatto che lo siano è già tanto nella perenne festa del bla-bla-bla.
    Dignità: basterebbe riacchiappare questa parola dimenticata per affermare che siete degli innovatori
    Grazie

    1. Caro collega grazie del tuo contributo. Di certo non abbiamo di quelle nostalgie!
      Teniamo a una cosa: fare in modo che l’Ordine, fino a che esisterà, possa lavorare in modo chiaro e trasparente. Ciò significa garantire una formazione seria, porsi seriamente il problema dell’equo compenso per i colleghi meno garantiti, contrastare l’invadenza del marketing e della pubblicità, contrastare la deriva del giornalismo urlato e della spettacolarizzazione.
      Hai riassunto con la parola giusta: dignità, la nostra dignità, di noi tutti. Se l’Ordine non ne è capace è meglio che sparisca. Noi ci proviamo e, infatti, tutti i professionisti della poltrona hanno tentato di tenerci fuori dal ballottaggio. Abbiamo ottenuto col sorriso un risultato insperato. E senza ansia, senza nostalgie, senza avere nulla da perdere personalmente ci ritentiamo convinti di dare fastidio. Perché noi alla dignità ci teniamo. Molto.
      Grazie e buon lavoro

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