Inpgi, storia di un disastro

intervista a Maurizio Andriolo

«La confluenza di Inpgi 1 in Inps è un evento epocale che avrà inevitabili conseguenze politiche nel nostro mondo. Giusto quindi parlarne qui e ora».

Maurizio Andriolo, classe 1929, leader sindacale di grande peso per decenni attraverso mille incarichi, va ascoltato come testimone dei fatti che hanno portato alla sostanziale fine di un istituto la cui storia sfiora il secolo (nacque nel 1926).

Maurizio, che rapporto ha questo evento con le elezioni per lOrdine?

«Enorme. Con la fine dell’Inpgi come l’abbiamo conosciuto rischia di ridimensionarsi anche il peso della Fnsi e l’Ordine potrebbe diventare l’unico vero ente di tutela della professione. Già oggi spesso supplisce al ruolo del sindacato e il suo compito di formare bravi professionisti sarà sempre più centrale».

«Per vari anni», aggiunge, «sono stato vicepresidente vicario dell’Inpgi all’epoca dei mandati di Gabriele Cescutti e Andrea Camporese. Un ruolo di ‘rappresentanza’, con scarso potere effettivo, ma che mi ha permesso di seguire da molto vicino il susseguirsi degli eventi e delle decisioni prese, a volte discutibili».

Cioè?

«Va intanto detto che i bilanci in rosso non sono degli ultimi anni ma datano almeno dal 1990, solo che allora potevano ancora essere nascosti da operazioni di ingegneria finanziaria. Ciò ha permesso di seguitare a rimandare decisioni impopolari come il passaggio al sistema di contribuzione misto, arrivato troppo tardi e di scarsa efficacia».

Quali sono state le cause principali che hanno portato al disastro attuale?

«Molte e diverse. Di fatto il default attuale è la sommatoria di una cattiva gestione dell’istituto protrattasi nel tempo e della debolezza del nostro sindacato che inizialmente non ha saputo adeguarsi al mondo che cambiava e quando lo ha fatto lo ha fatto nel modo sbagliato, concedendo troppo agli editori».

Ad esempio?

«Le ‘ristrutturazioni’ in seguito a presunte crisi che si sono succedute senza sosta. Spesso solo un modo per liberarsi di colleghi e dei loro stipendi e con la nostra collaborazione. Ricordo una ristrutturazione a Il giorno quando ero presidente dell’Alg. Era una cosa inaccettabile e non la firmai nello sbigottimento generale. Questa connivenza con gli editori ha permesso loro di smantellare la categoria togliendoci ogni peso “politico” e trasformandoci in impiegati. E non parliamo delle ispezioni burla. Venivano chieste ma non partivano o non indagavano a fondo oppure gli editori venivano avvisati prima».

Esempi di cattiva gestione dellInpgi?

«Il principale problema è stato il confondere previdenza e assistenza. Dove per assistenza intendo il disperdere risorse per finanziare ad esempio la Fnsi e le associazioni territoriali, ma anche le realtà esterne più diverse magari per tornaconto politico o per favorire amici. E si è sprecato, si è comprato troppo e male. Avevamo a un certo punto 5mila appartamenti. Palazzi di lusso a Roma, magari poi svenduti malamente, palazzi malmessi a Milano, presi per amicizia con costruttori in voga. Io inoltre mi sono sempre battuto per accorpare i nostri enti e le loro sedi e non avere diversi cda con relative dirigenze strapagate. Anche questo ci ha destinato alla rovina».

Non erano e sono troppi 200 dipendenti per lInpgi?

«Sì. Intendiamoci: tra loro ci sono competenze e capacità notevoli, ma l’istituto è gonfiato di parenti e amici. Non diciamo un carrozzone, ma di una fattispecie di ministero, sì».

Che pensi della richiesta in extremis del presidente Inpgi di aggregare i comunicatori sociali?

«La definirei una truffa ideologica. Non ci sono mai stati e non ci hanno mai voluto. Noi a suo tempo fa provammo con medici e notai. Ma senza risultati».

M.B.

2 thoughts on “Inpgi, storia di un disastro”

  1. Grazie per l’articolo condiviso. Vorrei sapere quali sarebbero le conseguenze politiche del passaggio di Inpgi all’Inps e perché potrebbero esserci ripercussioni anche per la Fnsi. Inoltre, cosa potrebbe accadere alle pensioni? Grazie per l’attenzione

    1. Gentile Stefano come sai l’Inpgi 1 versava un sostanzioso obolo annuale (quasi tre milioni di euro) alla Fnsi. Con il passaggio dell’Inpgi1 all’Inps questo obolo dovrebbe sparire perché è impensabile che lo Stato finanzi il sindacato dei giornalisti.
      Allora le domande sono: a chi spetterà regalare alla Fnsi quel milione di euro? Il carrozzone sindacale come farà a sostenere il fardello di sprechi che oggi finanzia con l’obolo Inpgi?
      È chiaro che le conseguenze politiche potrebbero essere importanti. Bisognerà capire nelle prossime settimane se toccherà all’Inpgi2 (che manterrà la sua natura privatistica) farsi carico di questo regalo e in che misura.
      Quanto alle pensioni il principio è che i diritti acquisiti, sia per i già pensionati sia per gli attivi, non si toccano. Dunque le rendite maturate al primi luglio 2022 restano intatte. Dopo si applicheranno le regole inps.

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