Difendere i giornalisti sportivi

di Anna Di Luca

Quanto è difficile lavorare bene. Grazie al mio iter lavorativo, negli ultimi anni non ho mai avuto grandi problemi negli accrediti agli eventi, in questo caso sportivi; né ad essere messa in condizioni di portare a termine il mio lavoro. I miei colleghi di banco, quelli  della mia stessa azienda, che seguono in particolare il calcio, il basket, il tennis, i motori si sono imbattuti in altre complicazioni ma sicuramente non nella impossibilità di essere ammessi ad interviste e conferenze stampa pre e post. Le aziende che detengono i diritti sono favorite, e ci mancherebbe, fa parte di quello che si acquista avere una maggiore possibilità di copertura dell’evento: la paghi.

 I diritti televisivi dettano legge, questo si sa. Altra questione è come i club facciano, tramite i propri uffici stampa, il bello ed il cattivo tempo, favorendo chi ne scrive o ne parla bene e mettendo all’angolo i giornalisti che affondano di più. Ma anche questo si sa. I colleghi banditi, a tempo o definitivamente, dal quartier generale delle Società o dai campi di allenamento, non sono pochi né sono cosa rara.

I tempi in cui si entrava tranquillamente ad Appiano Gentile o a Milanello, si pranzava e si chiacchierava davanti ad un caffè con questo calciatore o quell’allenatore e si assisteva alle loro partite a biliardo sono lontani. Persino io, che poi mi sono mossa in altre direzioni, lo ricordo bene. Era un lavoro fruttuoso, un lavoro giornalistico sul campo, che non prevedeva affatto il “copia e incolla” generalizzato, poi ampiamente adottato anche dai siti.

La pandemia ha modificato l’attività di tutti, anche quella giornalistica. L’annuncio dato dal sottosegretario allo Sport Valentina Vezzali dell’apertura al 100% dello stadio Olimpico in occasione della gara Italia-Svizzera decisiva per la qualificazione ai Mondiali 2022 in programma il 12 novembre ha fatto esultare molti. Si va verso la normalità: e lo dimostrerebbe anche l’accordo siglato una decina di giorni fa tra Ussi (Unione Stampa Sportiva Italiana) e la Lega calcio di Serie A e B. Già dal turno di campionato del 24 ottobre, chi più chi meno nei modi e nelle opportunità legate alle capienze delle sale stampa e secondo le prescrizioni previste dalla normativa anti-Covid, si è tornati alle conferenze stampa post gara in presenza, e stanno definendo anche l’organizzazione delle mixed zone mentre si guarda a ristabilire le press conference pre gara in presenza, cosa questa più complicata perché ovviamente si terrebbero come sempre nelle strutture di allenamento del club.

Un ritorno al passato (lontano passato) inteso come caffè, pranzo o partita a biliardo con i calciatori è fuori discussione. Sponsor, diritti di immagine, management e quant’altro lo impediscono.

Un nuovo approccio, invece, al “diritto di informazione e alla libertà di opinione di ogni persona per la quale il giornalista raccoglie, elabora e diffonde con la maggiore accuratezza possibile ogni dato o notizia di pubblico interesse secondo la verità sostanziale dei fatti” (Testo doveri del giornalista art. 2 punto a) è sacrosanto. Per questa ragione ogni giornalista deve essere messo in condizioni di fare bene il proprio lavoro.

Allora, tenendo a mente tutto ciò e ricordando gli atteggiamenti deontologicamente condannabili in cui talvolta incorrono gli uffici stampa delle Società, l’Ordine dei Giornalisti (che la prossima settimana si appresta a completare le elezioni al ballottaggio, si vota online il 3 e il 4 novembre ed in presenza il 7 novembre) cosa può fare? Come può in questo scenario tutelare maggiormente e salvaguardare il lavoro del giornalista?

Lascio qui punti interrogativi, perché sarà proprio nel rinnovamento del nostro ordine professionale che si potranno trovare le risposte.

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