La farsa Inpgi contro due di noi

di Marinella Rossi

Sulla causa dell’Inpgi contro due giornalisti.

Fatto di questi giorni e ormai noto. Una sentenza del tribunale civile di Roma ( http://www.giustiziami.it/gm/wp-content/uploads/2021/10/Sentenza-Inpgi.pdf) ha assolto i giornalisti del blog giustiziami.it Franck Cimini e Manuela D’Alessandro che nel 2018 l’Inpgi ha chiamato davanti a un giudice civile per un preteso danno all’immagine dell’istituto, danno dal “modico” valore di 75 mila euro.

La sentenza ha sgomberato senza possibilità di equivoci il campo su quello che é il discrimine fra diritto/dovere di cronaca, diritto di critica, e diritto di porre al lettore, con continenza, chiavi interpretative della realtà. Il giudice ha scritto che i due giornalisti hanno fatto i giornalisti quando, nel marzo 2015, in occasione dell’apertura del processo a carico dell’allora presidente dell’Inpgi Andrea Camporese (accusato di truffa ai danni dell’istituto ma poi assolto) si ponevano la questione sul perché l’Inpgi non si fosse, allo stato, costituita parte civile. Quali legacci l’avessero frenata.

Cimini e D’Alessandro vanno assolti, e tutti coloro che li sostennero ne sono felici, ma ora il fatto di cronaca ci impone di allineare brevemente altri fatti e tentare di fornirne interpretazioni.

La prima. L’Inpgi, istituto di previdenza dei giornalisti, citava due suoi iscritti, giornalisti, tre anni dopo il breve articolo (e dopo aver verificato la piega presa dal processo), in un giudizio civile, modalità assai in uso  alle multinazionali indagate, per imbavagliare i giornalisti che ne scrivono, esercitando il ricatto di un super-risarcimento. La pervicacia con cui l’azione legale fu portata avanti è testimoniata dai tre anni in cui l’Inpgi non ha fatto un gesto per ritirarla. Peggio, nella parte finale della vicenda, con l’arroganza tipica di chi sta dalla parte opposta a chi fa informazione, venne proposta ai colleghi una transazione simbolica a 100€ che prevedeva, dunque, ammissione di loro colpa. Colpa di aver fatto cronaca. Cosa lamentava l’Inpgi? Che i giornalisti non avessero eluso, non avessero glissato su quella costituzione di parte civile? E, domanda successiva, che lavoro fanno o hanno fatto, i vertici dell’Inpgi prima di diventare remuneratissimi (per noi tutti) dirigenti?

La seconda. Cosa ha fatto a tutela dei colleghi e del diritto di cronaca il sindacato regionale (Alg) e nazionale (Fnsi) in questi tre anni? Proverò io a rispondervi. Niente, o peggio, ha persino abortito ogni tentativo di transazione extragiudiziale, ha rifiutato pervicacemente di esercitare  i suoi buoni uffici sull’Inpgi e questa sconsiderata azione legale.

Nel dettaglio: un primo tentativo – fatto subito dopo l’azione civile – di portare all’ordine del giorno della Lombarda la questione fu fatto cadere nel vuoto – e la consigliera che lo propose (la cara Letizia Mosca) me ne riferì rammaricata. Un secondo tentativo più massiccio fu fatto da me e dalla componente sindacale di minoranza cui appartengo: al 18esimo congresso nazionale dell’Fnsi del 2019 presentammo una mozione che chiedeva alla Federazione di farsi parte attiva presso l’Inpgi per il ritiro di una querela intimidatoria dell’esercizio della professione. La mozione fu prima ampiamente censurata per poter essere proposta, poi comunque bocciata a larghissima maggioranza da una platea fischiante e con la motivata opposizione del controrelatore di maggioranza Guido Besana – i cui motivi formali temo siano ancora oscuri persino a lui.

Il terzo tentativo fu di fronte all’assemblea dell’Associazione dei giornalisti lombardi: in quel caso, con un’assemblea a maggioranza, il presidente Paolo Perucchini si assunse il compito di “perorare”, ma non se ne seppe più davvero nulla.

La fine della storia é sancita dalla sentenza di un giudice, che ha dovuto supplire a tutte queste gravi carenze.

Questi sono i fatti, come sono avvenuti. Vi lascio alle domande che pongono. Mentre scrivo, peraltro, pure io mi chiedo se le mie domande potrebbero integrare, nell’accentuata sensibilità dei vertici Inpgi, motivo di querela. E se la sensibilità del presidente Fnsi Giuseppe Giulietti, con quel pubblico stracciar di vesti contro le querele temerarie e il bavaglio all’informazione, preveda una speciale deroga per le querele contro giornalisti fatte dall’Inpgi, che ben alimenta a centinaia di migliaia di euro le casse dell’Fnsi. E questa, é una domanda legittima o integra diffamazione?

2 thoughts on “La farsa Inpgi contro due di noi”

  1. Queste rivelazioni fanno pensare ad una mancanza di compattezza fra gente che fa lo stesso lavoro e che divide chi esercita il comando da chi lo subisce. A tanto siamo arrivati verso il tramonto del 2021 con l’Inpgi nel ruolo di una strega, i nostri vertici di plastica appesi al suo mantello e tutti gli altri bersagliati da ricatti di ogni tipo. Questa deriva è un cancro che svilisce sino al grottesco la figura del giornalista, alla fine vittima di se stesso: chi ha messo al mondo il potere dell’amico che è diventato il nemico? I ragazzi chiedono l’elemosina agli editori. i grandi cercano di sopravvivere, gli anziani si sentono dei disgraziati sui quali incombe il prelievo. Non ho mai immaginato che un giorno sarei entrato in questa fotografia nel solo posto libero, che è quello dei lontani ricordi, quando non avevo paura di diventare un giornalista.

    1. Quando non avevamo paura di diventare giornalisti potrebbe essere un momento lontano cui noi, solo noi, possiamo riportare a un passato sempre più prossimo, sempre più attuale. Oltre a doverlo a noi stessi, lo dobbiamo a tutti quelli che, con vero entusiasmo, si avvicinano a una professione straordinaria, perché una di quelle che ci congiunge alla realtà e alla ricerca della verità. Lo si potrà fare solo uscendo dalle logiche degli schieramenti, dalle nicchie di potere, dalle incrostazioni rugginose: e lo può fare solo chi esercita questa professione davvero, con passione e fatica. All’Ordine, nel sindacato, nell’Inpgi devono entrare questo tipo di giornalisti.,

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