Cambiare l’Ordine o cancellarlo

di Fabio Cavalera

L’Ordine dei giornalisti così com’è non serve. O lo trasformiamo o lo aboliamo. Una istituzione debole, autoreferenziale, trasformata in trampolino di lancio per carriere personali o peggio per interessi di consorterie sindacali è meglio cancellarla.

Il nostro Ordine ha un senso solo se si mette al fianco dei colleghi, se aiuta i più deboli, se agisce per restituire credibilità alla professione, se controlla e sanziona le derive deontologiche, se mette un freno alla prepotenza del marketing nelle scelte editoriali, se è in grado di garantire una formazione interessante al passo coi tempi. In poche parole se è un servizio. Non un privilegio.

Per quattro anni sono stato consigliere dell’Ordine in Lombardia e ho toccato con mano le difficoltà nell’affrontare i problemi che travolgono la categoria: il lavoro, la mancanza di tutele, l’equo compenso, il deficit di solidarietà, la precarietà, l’arrendevolezza nei confronti dei messaggi pubblicitari occulti e meno occulti che si trasforma spesso in servizievole prestazione a favore degli inserzionisti.

Gli editori italiani non investono nel giornalismo serio, di approfondimento e di qualità. Cercano di sostituirci con intrattenitori, con imbonitori, con tecnici dei computer che poco hanno a che vedere con la professione. Va detto chiaro: la prima delle emergenze che ci riguardano, in Italia, è proprio l’emergenza editori. Sono loro la causa prima della crisi. Culturalmente arretrati, non amano il giornalismo. Fingono di amarlo ma lo vogliono sostituire con qualcosa d’altro.

Ma una parte di colpa è anche nostra, non neghiamolo. Stiamo abdicando, ci stiamo facendo illudere dalle suggestioni del sensazionalismo, dei titoli urlati, dei social che alcuni di noi scambiano addirittura per strumento di promozione commerciale, veicolo di prodotti e aziende, infischiandosene delle carte deontologiche e delle regole più banali.

Ho aiutato molti colleghi e ho sempre messo al centro della mia attività di consigliere l’idea di servizio, non esagero se dico di volontariato. Credo che una squadra all’Ordine debba muoversi in questo solco. Ci riprovo con colleghe e colleghi sia nuovi sia di esperienza, tutti  professioniste e professionisti di elevata serietà e capacità, ben sapendo che siamo all’ultima spiaggia: o si difendono il giornalismo di qualità e i giornalisti che informano in modo serio e corretto o l’Ordine va lasciato morire.

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